fbpx

La solitudine del mio lavoro

la solitudine del mio lavoro

La solitudine del mio lavoro come Psicologa, Psicoterapeuta e mental coach.
Leggendo questo titolo forse hai pensato “Oh cavolo, la Rizzi che scrive un articolo strappalacrime. Strana questa cosa!!!”

Quindi ti rassicuro subito e ti dico che non sarà un articolo strappalacrime, ma un articolo dove racconto una mia scelta e una consapevolezza.
Detto tra noi, penso che, quello di cui ti sto per parlare, sia un vissuto condivisibile in tante professioni di aiuto.

Quando tu bussi alla porta del mio studio, reale e virtuale, è nella migliore delle ipotesi, perché vuoi migliorare qualche cosa che nella tua vita non ti piace o soddisfa. Nella peggiore delle situazioni è perché arrivi con lo zaino di pezzi rotti della tua vita e del tuo cuore.

Da lì inizia il nostro viaggio intimo e riservato, dove sessione dopo sessione, ti guido a trovare le tue domande (perchè sono le domande ad essere utili, non le risposte) e un nuovo equilibrio.

Poi il mio lavoro finisce e io ti saluto.
Qui inizia la mia solitudine. Quella solitudine di chi sa che, nella maggior parte dei casi, non saprà più nulla di te.

Ed è proprio dietro quel tuo silenzio che si nasconde la reale efficacia del nostro percorso.

Narcisisticamente mi piacerebbe essere utile per sempre o avere costanti aggiornamenti su come stai. Ma se questo accadesse per me significherebbe aver fallito nella mia mission e nel mio lavoro.

Il tuo silenzio, alcune volte rotto da un messaggio estemporaneo che mi comunica un successo, una tappa anche a distanza di anni, è quella distanza emotiva che so che è giusto e necessario che tu metta e io metta tra il tuo prima e il tuo dopo.

Così come non torni dal dottore se il sintomo è rientrato, è altrettanto normale che tu non abbia bisogno di tornare da me e nemmeno di farmi sapere come stai.

la mia memoria è fatta di ognunA DELLE PERSONE CHE SI SONO SEDUTE NEL MIO STUDIO REALE O VIRTUALE.
nel mio archivio mentale ed emotivo c’è un cassetto dedicato a ogni persona che ho seguito.
Questo è quello che ho scelto di essere. 

Categorie

Tag

Condividi:

Twitter
LinkedIn
Facebook
WhatsApp
Email
Articoli

Possono interessarti anche