Ho intitolato il WE TALK con Giorgio Calcaterra “Due gambe tu, due gambe gli altri”.

L’ospite di questo We Talk è, infatti, Giorgio Calcaterra: ultramaratoneta, 3 volte Campione del Mondo dei 100 km e 12 volte vincitore del Passatore. Queste vittorie che gli hanno regalato l’appellativo di Re Giorgio.

Inizio l’intervista chiedendogli di raccontarsi attraverso una gara che lo rappresenta.

Sceglie di farlo parlando del Mondiale del Qatar. In quell’occasione partiva con il pettorale n°1 in qualità di campione uscente, ma dopo 40 minuti ha iniziato a sentirsi debole tanto da doversi fermare prima di riprendere. Quel Mondiale Giorgio lo ha corso in 8 ore e 30 minuti quando il suo record è di 6 ore e 23 minuti. In quell’occasione è arrivato al traguardo molto indietro rispetto ai suoi standard. Eppure questa è una gara che lo contraddistingue perché racconta la sua abilità a non mollare mai e onorare l’impegno preso.

Giorgio Calcaterra

ph. Paolo Gobbi

Immagino Giorgio Calcaterra appassionato solo di ultramaratone e invece scopro che ama definirsi runner, piuttosto che ultramaratoneta, proprio perché a Giorgio piacciono tutte le distanze. Ha iniziato da piccolo a correre. Prima correva come fanno i bambini, per andare a prendere il latte, per fare le scale, per giocare nei cortili della scuola, poi per divertimento, partecipando alle prime gare.

A 18 anni prova la sua prima maratona.

Quando corri, la maratona è un sogno. Ci racconta di non averla preparata per nulla, di non essersi divertito e soprattutto  di aver passato la settimana successiva con i dolori post gara, tanto da decidere che quella distanza non faceva per lui. Per ben 8 anni sarà effettivamente così.
Poi, complice un amico, corre un’altra maratona e questa volta la prepara bene, si diverte, tanto che gli viene voglia di correrne altre. Maratona dopo maratona arriva nel 2006 all’ultra, ma non per questo abbandona le altre distanze.
Colpito dal fascino delle 100 km decide di fare il Passatore e si dice “Ne faccio uno e non ne faccio più”, ma lo vince e quindi poi arrivano anche le altre 100 km. Dopo tutti questi racconti di km macinati, mi colpisce particolarmente sentire Giorgio raccontare che la sua distanza preferita sono i 10000 metri.

Giorgio Calcaterra con maglia dell'Italia

ph. Paolo Gobbi


Ricordo che nel suo libro Giorgio racconta della frase che spesso suo padre gli ripeteva “due gambe tu, due gambe loro”.  Chiedo a Giorgio di spiegarci il significato. Scopro che era il modo del papà di ricordargli che ce la poteva fare, di non darsi mai per vinto e di non porsi mai limiti.
E così torniamo a parlare di corsa e della sua prima maratona. Fosse stato per Giorgio l’avrebbe corsa anche prima, ma ha dovuto aspettare i 18 anni per regolamento. Questa maratona Giorgio la ricorda come una gara desiderata, ma non preparata perché all’epoca c’era l’idea che fare così tanti chilometri non facesse bene allo sviluppo di un adolescente. É una gara che Giorgio aveva deciso di correre piano, a 5 minuti al Km. Fino al trentesimo chilometro gli sembrava di non fare nemmeno fatica, mentre gli ultimi 12 Km li ha sentiti tutti, anche se non ha finito stanco. È invece stato il “mal di gambe” dei giorni successivi a confermare la convinzione che correre così tanti chilometri non facesse bene. Invece il problema era stato solo il mancato allenamento.

Scopro, durante questo racconto, che Giorgio si definisce pigro, anche se poi, arriva a correre 30 maratone in un anno.

Corsa

ph. Paolo Gobbi

Ci ritroviamo a parlare delle salite che caratterizzano il Passatore e in particolare della salita della Colla al 48° km. Questa salita per Giorgio è un traguardo intermedio che raggiunge accorciando il passo e concentrandosi sulla fatica. Sa che anche se la gara non finisce, da lì in poi, prende un’altra piega.

É a questo punto del WE TALK che Giorgio Calcaterra racconta che ha un pessimo rapporto con fatica e stanchezza.

Proprio per questo si allena lavorando sui km e non sulla velocità e mantiene la sua frequenza cardiaca tra i 100 e i 105 bpm. Considera quasi la corsa la sua passeggiata giornaliera, anche perché nella corsa vuole trovare benessere e divertimento.

Chi mi segue sa che il mio motto è “allena la mente e non il lamento” e a questo punto sono proprio curiosa di sapere che rapporto ha Giorgio con il lamento.
Giorgio, come tutti noi, si lamenta, ma il lamento non gli piace. Proprio per questo, ragiona sui motivi del lamento e lo ristruttura.
Per Giorgio spesso le lamentele sono solo un modo sbagliato di vedere le cose ed è fondamentale capire quando ci si può e ci si deve lamentare e quando invece proprio il lamento non ci sta.

Corsa nella nebbia

ph. Paolo Gobbi

Mi incuriosisce scoprire il “grande perché” di Giorgio. Capisco che quello che piace a Giorgio è portare sorriso e gioia, entusiasmo e voglia di correre.
Ama trasmettere passione e regalare emozioni.
Parafrasando un ricordo scolastico legato a Epicuro, Giorgio racconta che gli  piace stare bene e far stare bene chi gli è accanto.

Verso la fine del WE TALK chiedo a Giorgio cosa direbbe a se stesso il giorno della sua prima maratona in un immaginario viaggio nel tempo.

Alla linea di partenza Giorgio direbbe al sé diciottenne:

goditela, sii felice.

Se, invece, potesse incontrarsi qualche mese prima si suggerirebbe di preparare meglio la gara.

E noi da questo WE TALK con Giorgio Calcaterra ci portiamo via due ingredienti per godere di ciò che facciamo: preparazione e gioia!

(Per le foto ringrazio Giorgio Calcaterra e Ph. Paolo Gobbi)

Guarda qui sotto il WE TALK con Giorgio Calcaterra – Due gambe tu, due gambe gli altri.

MINUTAGGIO
0:00 INIZIO WE TALK
1:09 Giorgio Calcaterra si racconta attraverso il ricordo di una gara
2:50 Calcaterra e la corsa
6:33 2 gambe tu, 2 gambe loro
11:11 le salite
12:26 fatica e stanchezza
14:15 il rapporto di Calcaterra con il lamento
22:00 il grande perché di Giorgio Calcaterra
23:30 viaggio nel tempo

 

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