Questo WE TALK con Nicolò Ragazzo mi emoziona perchè da anni lo seguo sui suoi social.

Di lui mi ha sempre colpito la sua anima che arriva dirompente, oltre lo schermo. Lì Nicolò condivide frammenti di vita, emozioni e visioni del mondo. Come titolo di questo WE TALK ho scelto “Agire e non subire. Come allenare la mente e non il lamento”. E guardando questa intervista capirai perchè.
Nicolò ha 22 anni ed è un triatleta, blogger e studente in Economia e Management, ma non solo.
Nicolò da subito, in questa intervista, ci regala i suoi sogni.
Gli atleti sognano le Olimpiadi e lui non fa eccezione. Al contempo Nicolò ci racconta di avere “una testa difficile”: non si dedica mai ad una sola cosa. 

Scopriamo che sogna di realizzarsi, ma in un suo modo “speciale”: vuole arrivare a più persone possibili tramite lo sport, il suo lato umano, quello che sarà il suo lavoro.

Frazione di corsa

Durante il WE TALK, Nicolò racconta che il suo sogno è collegato alle sue sfide.

La peggiore l’ha affrontata  a 13 anni quando ha perso il suo migliore amico.
Un distacco che (lui dice) lo ha fatto arrivare quasi preparato alla morte del papà, avvenuta qualche anno dopo.
Nella nostra cultura parlare di lutto è quasi un tabù, mentre Nicolò ne parla in modo molto particolare, perchè trasforma il dolore in un’opportunità.
Ed è proprio questo che Nicolò vuole far arrivare, soprattutto a chi si sente solo nelle sfide della vita.

Poco dopo, in questo WE TALK con Nicolò Ragazzo, arriviamo a parlare delle esperienze sportive che hanno fatto battere il cuore a Nicolò.

Quella che tiene più stretta è legata al suo primo Campionato Italiano, corso 6 mesi dopo la morte del padre, Campionato che lo ha visto sul gradino più alto del podio.
Nicolò non era il più forte e nemmeno il più conosciuto e nemmeno il più grande. Ma lui quel Campionato lo voleva vincere. Lo voleva vincere con e per suo papà. 

Nicolò Ragazzo e il papà

Nicolò, durante il WE TALK, ci confida di non avere molte paure, perché ha fiducia nella vita.

L’unica paura che ci racconta è di non diventare papà.
Se però si immagina papà, il suo desiderio è essere padre di un figlio orgoglioso di lui e che lo ringrazia per averlo supportato e lasciato libero.

La più grande certezza di Nicolò: la sua testa.

Mi colpisce l’aggettivo che abbina al suo cervello quando dice che è “duro”. Quando Nicolò vuole qualche cosa lotta per ottenerlo. Non vuole sembrare presuntuoso, e non lo è, visto lo scrupolo che si pone, ma sa di poter contare su di sé.

L’autostima non è è avere una idea positiva di sé, ma un’idea realistica di sé.

A questo punto chiedo a Nicolò di fare un viaggio immaginario nel tempo. Lo invito a visualizzarsi fra 10 anni e ad immaginare che cosa il Nicolò 32enne direbbe al Nicolò di oggi. 

Ne esce un “vai dritto per la tua strada”. Ci svela che questa frase lo farebbe riflettere sulla sua fretta e sull’abilità di concedersi  qualche momento di relax.

Nicolò è un triatleta e quindi mangia fatica ogni giorno.

Ha un rapporto particolare con la stanchezza. E’ un rapporto cambiato nel corso del tempo, legato anche ai singoli sport combinati  (nuoto, bici, corsa) che pratica.
Ammette di avere una bella percezione della fatica.
Centrale è per lui la testa. É la testa che porta avanti il carro, perchè quando sentiamo la fatica ne abbiamo ancora ed è solo questa consapevolezza che fa tirare fuori ad un atleta quel qualcosa in più.
Sa ben riconoscere quando è il momento di riposare.

Nicolò Ragazzo in bici

Ma si lamenta?

Ci confida di non essere un lamentone, anche se qualche volta si trova a dire “sono stanco” oppure “che brutto allenamento”. Alcune volte usa il lamento per mettere le mani avanti, altre volte è proprio vero che non ne ha più. 
In uno sport come il triathlon il fatto di dirsi non ce la faccio più è un dato di fatto e alcune volte può essere anche necessario.
Il lamento è quasi una richiesta velata di supporto e incoraggiamento.

Nello sport come nella vita, si allena l’abilità di fare sogni grandi e ambiziosi, mete e obiettivi. Tuttavia è poi utile pianificare in piccolo e così godere del viaggio. E in questo viaggio Nicolò porta suo papà, ma soprattutto se stesso.

Verso la fine dell’intervista decido di far emergere una delle anime di Nicolò: l’anima dell’appassionato di cucina.
Per Nicolò il cibo è esperienza.
Il cibo non è solo gusto e olfatto, ma anche cuore.
La passione di Nicolò in cucina è l’arte bianca:  pane, focaccia, pizza, perchè come lui  hanno tante anime, tanti rumori, tante consistenze.

Nicolò Ragazzo sta cucinando

Chiudo il WE TALK chiedendo a Nicolò cosa gli piacerebbe che le persone dicessero di lui.
Scopriamo che il suo desiderio è che le persone lo ringrazino non per quello che è, ma per quello che è riuscito a trasmettere, per il segno o la testimonianza che lascia. 


E ora che hai letto questo articolo, ti invito a guardare e ascoltare l’intervista qui sotto e a scoprire altri dettagli. Dettagli di vita di un ragazzo di 22 anni, triatleta, studente e blogger con spaccati di vita importanti da raccontare che ci saluta dicendo: “
buona esperienza a tutti”.

La vita è proprio così: una buona e bella esperienza! Sempre.

(Per le foto ringrazio Nicolò Ragazzo, Ph: Pickyti, Ph: ETU, Ph: Ludovica Cianci)


MINUTAGGIO
0:00 Inizio WE TALK
0:57 Chi è Nicolò Ragazzo
2:05 Quali sono sogni di Nicolò
3:39 Le sfide che lo hanno fatto tremare
8:05 Le sfide che gli hanno fatto battere il cuore
9:20 Quando c’è un forte perchè, un modo si trova
12:15 Paure
17:09 Certezze
20:05 Viaggio nel tempo
22:05 Fatica e stanchezza
26:00 Lamento
32:33 Chi “viaggia” con Nicolò
37:04 Nicolò e la cucina
46:06 Cosa gli piacerebbe che gli altri dicessero di lui

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